• Malformazioni congenite neonatali e paroxetina: nuove evidenze

    Il 27 novembre 2015 è apparso sulla versione online del British Journal of Pharmacology un articolo scientifico che ha dimostrato l’associazione tra l’utilizzo del farmaco antidepressivo paroxetina nei primi tre mesi di gravidanza e l’insorgenza di gravi malformazioni cardiache neonatali.

    Lo studio, condotto dal Dr Anick Berard del Centro Ospedaliero Universitario Saint-Justine di Montreal, Canada, rappresenta una revisione sistematica degli studi pubblicati su EMBASE e MEDLINE dal 1966 al 2015 riguardanti il rischio di malformazioni cardiache associate con l’esposizione gestazionale a paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza.

    23 studi hanno soddisfatto i criteri d’inclusione, con ciascuno una popolazione studiata che varia dai 534 ai 949.504 individui.

    L’esposizione durante il primo trimestre a paroxetina, comparata alla non esposizione, è stata associata ad un aumento di ogni maggiore malformazione congenita, con un valore di odd ratio complessivo di 1.23 rispetto a 15 studi.

    L’esposizione a paroxetina è stato associato ad un rischio aumentato di gravi malformazioni cardiache in 18 studi, con un odd ratio complessivo di 1,28. Nello specifico i difetti riscontrati sono stati: anomalie del bulbo cardiaco, difetti del setto atriale e difetto dei vasi d’uscita del ventricolo destro.

    Dr Berard ritiene che tali risultati rappresentino un effetto estendibile a tutta la classe dei farmaci antidepressivi. Tali farmaci agiscono diminuendo il recupero della serotonina dalle sinapsi tra neurone e neurone e ciò potrebbe indurre una deplezione di serotonina. Tale deplezione potrebbe essere alla base dei diversi tipi di difetti cardiologici riscontrati.

    Quale dunque il messaggio per le donne in età di gravidanza?

    “Per prima cosa tutte le donne che soffrono di una condizione cronica – qui stiamo trattando di ansia e depressione ma possiamo parlare di ogni altra condizione cronica (asma, ipertensione, diabete di tipo 2 e cosi via) dovrebbero davvero programmare la loro gravidanza. Penso che questo sia essenziale”.

    Dr Berard sostiene che la depressione è una malattia molto seria che deve essere trattata in maniera appropriata. Comunque “gli antidepressivi sono un’opzione terapeutica ma non l’unica”.

    “Bisogna considerare che la maggior parte – l’80-85% – della nostra popolazione di donne gravide che soffrono di depressione ed ansia sono in realtà moderatamente depresse. Molto poche sono gravemente depresse”.

    “In questo sottogruppo – depressione leggera/media – ci sono altre opzioni: esistono numerosi studi randomizzati controllati che mostrano che l’esercizio fisico e la psicoterapia funzionano molto bene”.

    Il dr Berard consiglia inoltre: “ se scoprite di essere in cinta, alla quinta o sesta settimana, ed avete assunto fino ad ora paroxetina, non smettere in maniera brusca. Questa probabilmente è la cosa peggiore da fare quando si tratta di antidepressivi. La depressione è una malattia altamente debilitante, per cui rivolgetevi subito al vostro curante per avere un valido supporto nelle decisioni da prendere”.

    “La scelta di continuare o meno un antidepressivo durante la gravidanza deve essere una decisione individualizzata e fatta assumendo tutte le informazioni da chi lo prescrive e valutando bene i pro ed i contro da parte della paziente”.