• L'approccio psicoterapeutico a cui faccio principale riferimento è quello di tipo psicodinamico. In particolare applico un'integrazione di diversi orientamenti. Ho approfondito specialmente la Psicoterapia Psicoanalitica del Sè, fondato dallo psicoanalista americano Heinz Kohut (1913-1981), avendo avuto la possibilità di effettuare un corso intensivo di 6 mesi negli Stati Uniti e facendo tuttora parte dell'International Association for Psychoanalytical Self Psychology.

    Nel corso della mia attività professionale ho avuto anche modo di approfondire il contributo junghiano, la Mentalizzazione di Antony Bateman e David Fonagy, frequentando un corso intensivo a Londra, e la Gruppoanalisi, fondata da Sigfrid Heinrich Foulkes (1898-1976), collaborando con il Prof. Malcom Pines a Londra. Questo bagaglio formativo mi consente di offrire psicoterapie individuali, di coppia, familiari e di gruppo, di durata breve, media o lunga, a secondo delle esigenze e dei bisogni della singola persona.

  • UN APPROCCIO CENTRATO SUI BIS0GNI

  • Ho trovato di particolare interesse un approccio terapeutico sviluppato a partire dagli anni '80 dal Prof. Yrjo O.Alanen ed il suo gruppo in Finlandia, approccio che ha avuto vasto eco internazionale: si tratta del “Need Adapted Treatment”, letteralmente “Trattatmento adeguato ai bisogni”. In sintesi consistente nell'integrare diversi approcci terapeutici, quello psicoterapico individuale e familiare, quello farmacologico, adattando l'offerta terapeutica ai bisogni psico-sociali che emergono dai vari e continui incontri con l'utente e la sua rete relazionale-sociale. Un altro gruppo finlandese, coordinato da J.Seikkula, professorre di Psicologia all'Università di Jyvaskyla, da decenni, in sintonia con il “Need Adapted Treatment”, ha sviluppato anche un altro approccio, simile ma con sfumature significativamente diverse, l”Open Dialogue”. Il presupposto principale dell'”Open Dialogue” è che il modo migliore per capire, curare e risolvere il disagio psichico sia quello di avviare un “dialogo aperto” tra operatori, utenti e loro rete relazionale al fine di scoprire il senso ed il significato di quanto accade ed insieme trovare modalità più adattive per affrontare i problemi di ordine emotivo, relazionale e sociale che stanno alla base della sofferenza psichica.

    L'"Open Diaologue", supportato da ricerche "evidence based", si sta diffonendo nel sistema pubblico statunitense ed inglese e rappresenta per molti versi un possibile futuro della psichiatria.

    Su queste base ho quindi sviluppato un approccio che integra non solo tutti questi orientamenti teorici ma anche il contributo di diverse altre figure professionali (psicologi, tecnici della riabilitazione psichiatrica, pedagogisti, assistenti sociali) con cui di frequente collaboro.

    Dopo una fase iniziale di valutazione, discuto con l'utente e, se questi lo ritenga opportuno, con i suoi altri significativi (familiari, amici) una proposta di cura, che può essere basata su sedute di psicoterapia di frequenza varia, incontri con la famiglia, visite domiciliari, con aggiunta o meno di altri operatori, od un'intergrazione di tutto ciò, valutando anche insieme l'opportunità di concordare un trattamento psicofarmacologico.