• Gli psicofarmaci fanno bene?

    Dopo aver seguito una serie di corsi in Italia ed all'estero, aver acquisito un diploma in psicofarmacologia presso la British Association of Psychopharmacology (Londra) ed aver praticato la somministrazione di psicofarmaci a partire dal 1996, sono giunto alla conclusione che una risposta semplicistica a questa domanda non può essere data.

    Gli psicofarmaci sono un gruppo di sostanze chimiche che agiscono, prevalentemente ma non solo, a livello delle cellule del cervello (neuroni), provocando una modifica delle sostanze che tali cellule utilizzano per comunicare tra di loro (neurorecettori). In questo modo gli psicofarmaci sono certamente in grado di indurre delle modificazioni della condizione psichica della persona che li assume. Alcune di queste modificazioni sono certamente utili nell'alleviare condizioni di particolare sofferenza psichica, per esempio depressione, angoscia, ansia, agitazione, panico, sensazioni persecutorie, dispercezioni visive od uditive. Ogni psicofarmaco ha un suo unico profilo di azione, che comporta effetti benefici ed effetti nocivi, i cosiddetti effetti collaterali. Una seria ed attenta ponderazione degli effetti positivi e degli effetti collaterali, fatta insieme al paziente, è una procedura indispensabile ed insostituibile che dovrebbe anticipare, accompagnare e seguire ogni trattamento psicofamacologico.

    Di primaria importanza è la costituzione di una salda alleanza tra medico e paziente, un'alleanza basata sul dialogo e sull'ascolto reciproco. Una prescrizione psicofarmacologica può quindi rappresentare una parte importante del trattamento di un disagio psichico ma raramente da sola può essere in grado di rispondere alle esigenze di salute mentale della persona sofferente.